Mindful eating: l’alimentazione consapevole per riscoprire una sana relazione con il cibo

La pratica del mindful eating, codificata per prima dalla pediatra americana Jan Chozen Bays, si rifà direttamente ai principi della mindfulness: porre deliberatamente attenzione su ciò che succede dentro di noi – nel corpo, nella mente, nel cuore – e fuori di noi.

Come sempre accade quando illuminiamo con l’attenzione un aspetto della nostra vita, anche nel caso della alimentazione tutto diviene più ricco e interessante: esplorando il tema della sazietà e della fame, ad esempio, possiamo svelarne la complessità arrivando a definirne ben nove tipi.

Questi sono la fame degli occhi, del tatto, delle orecchie, del naso, della bocca, dello stomaco, delle cellule, della mente e del cuore: imparare a decifrarle e valutarle può aiutarci a saziare in modo adeguato ogni tipo di fame.

In questa prospettiva è interessante, oltre che utile, allenarsi a divenire consapevoli del tipo di fame con la quale abbiamo a che fare quando ad esempio, dopo un abbondante pasto al ristorante, veniamo attratti da un dolce decorato in modo splendido in arrivo al tavolo vicino al nostro… fame dello stomaco o fame degli occhi?

La narrazione del cameriere è perfetta mentre racconta con ricchezza di particolari la preparazione del dolce con ingredienti di eccellente qualità! Ecco che ci viene evocato il profumo del cioccolato fuso, proprio il nostro “comfort food” preferito, capace di tirarci su in una giornata difficile, e, a pensarci bene, anche oggi è stata davvero una giornata difficile!

Così ne ordiniamo subito una porzione, pur consapevoli che un minuto dopo la mente ci torturerà per una buona mezz’ora, ricordandoci quanto siamo deboli di carattere e quanto ci fa male mangiare continuamente zuccheri in eccesso.

Semplici esercizi di consapevolezza possono aiutarci a soddisfare tutti i tipi di fame, arricchendo le nostre capacità sensoriali: basta concentrarsi solo pochi secondi per nutrire il naso con i profumi di un piatto che abbiamo di fronte, un pò di più per decidere di “invitarsi” a cena una volta alla settimana apparecchiando la tavola con una bella tovaglia, dei fiori, una candela accesa ed un piatto ben presentato per saziare la nostra fame degli occhi con la bellezza.

Lo scenario in cui sviluppare la mindful eating è naturalmente quello della lentezza: solo dedicando tempo adeguato ai pasti possiamo masticare con lentezza, assaporare completamente il cibo e soddisfare il desiderio della bocca di sensazioni piacevoli.

Questa stessa lentezza permetterà ai nostri meccanismi di sazietà di attivarsi: la tensione dello stomaco raggiunge l’ipotalamo attraverso il nervo vago, un secondo segnale arriva dai nutrienti assorbiti dal sangue, un terzo dagli ormoni che sono rilasciati dall’ intestino tenue e dal pancreas.

Affinché questo meccanismo di feedback biologico venga completato occorrono circa venti minuti: piccoli stratagemmi (piccole pause, la forchetta lasciata sul piatto fino a quando non si è masticato il boccone precedente…) ci aiuteranno a riconoscere con maggior precisione la sensazione di sazietà, ad evitare di appesantire inutilmente il nostro organismo, arrivando a consumare la ”giusta” quantità di cibo.

Mangiare in maniera consapevole diviene un’azione etica ed ecologica verso noi stessi e verso il mondo attorno a noi quando interpretiamo l’atto del mangiare come un momento di scambio energetico tra noi ed il pianeta.

Il cibo è energia e in una sorta di “equazione energetica” decidiamo quanta energia solare (convertita in piante ed animali) far entrare attraverso la bocca, e valutare se è adeguata alla quantità di energia in uscita che spendiamo durante le nostre giornate.

Potremo cosi scrollarci di dosso ataviche convinzioni e comportamenti che ci fanno assumere ad esempio eccessive quantità di cibo – con conseguente aumento di tessuto adiposo – con l’arrivo della stagione fredda nel ricordo delle antiche e dure condizioni di vita dei nostri antenati.

E se vorremo, una piccola pausa prima di mangiare potrà farci riflettere con gratitudine su quanta energia è stata spesa per far si che quel cibo si trovi sulle nostre tavole:

“in questo cibo vedo chiaramente la presenza dell’intero Universo che sostiene la mia esistenza”

(Thich Naht Hahn).

Dr. Tommaso Santini e dr. Fiamminghi

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